“Memento”: quando la nostra coscienza riesce ad ingannarci

Coscienza
“Il mondo è una mia rappresentazione.”
 Arthur Shopenhauer

 

Il regista Christopher Nolan è uno dei registi da sempre più attento al mondo della Psicologia. Nonostante ai più sia noto per aver diretto film come “Interstellar” e “Il Cavaliere Oscuro”, è nelle sue prime opere che emerge in tutta la sua forza la passione per la Psicologia, passione che esplode nel più recente “Inception”.
Dopo il fortunato lungometraggio “Following” del 1998, Nolan si imbatte quasi per caso in un soggetto intitolato “Memento Mori” [ ricordati che devi morire ] scritto dal fratello Jonathan. Nolan ne rimane folgorato e nel 2000 dirige “Memento”.

La trama di Memento è molto semplice; ad essere difficile è il suo svolgimento…
Leonard Shelby, dopo un’aggressione perde sia la moglie che la sua memoria. Quello di cui Leonard soffre prende il nome di “amnesia anterograda”, in altre parole i ricordi precedenti al trauma sono tutti “intatti” ma Leonard è incapace di immagazzinare nuove informazioni. L’ultimo suo ricordo è la morte dell’amata moglie.
Da quel momento in poi la sua vita è diventata una esasperata e rabbiosa ricerca dei fatti di quel giorno per poter – finalmente- arrivare ad assaporare la vendetta. L’unico modo che Leonard ha per poter “immagazzinare” nuove informazioni è la reiterazione: Leonard scatta in maniera quasi ossessiva delle polaroid, scrive e sparge ovunque appunti ma, l’unico metodo realmente sicuro per non dimenticare le cose più significative è quello di tatuarsele…
Per poter sfuggire allo spaesamento causato dall’incapacità di apprendere nuove informazioni, Leonard è quasi costretto a seguire quegli imperativi che, di volta in volta, si tatua o appunta.
La parola “memento”, infatti, è l’imperativo latino del verbo “memini”. Nel caso del protagonista però Mmento non vuol dire solo “Ricorda!” ma, implicitamente, anche “Fidati!” perché ciò che è scritto è un fatto mentre la nostra memoria può ingannarci.
A prescindere dal tema della “memoria alterata” di questo film dobbiamo ricordarci come la memoria abbia realmente la capacità di modificare le informazioni acquisite, di riempire dei “buchi” laddove manca qualcosa e di influenzare l’acquisizione di nuovi ricordi
La memoria, in sintesi, è soggetta continuamente alla possibilità di autoingannarsi.

Ritornando a Memento si potrebbe quindi concludere che un uomo senza memoria ma con dei “memento” sparsi qua e là riesca a non autoingannarsi. Ebbene, il film di Nolan ci dimostra l’esatto contrario! La memoria si inganna, taglia, incolla, sostituisce, per proteggersi da qualcosa che non può o non vuole affrontare: questo estenuante lavoro, questo “meccanismo di difesa”, avviene inconsciamente ma in Memento è portato alla coscienza e, quindi, alla visione dello spettatore.
Memento non è altro che l’allucinante racconto di un grande autoinganno della coscienza.
Grazie all’uso del montaggio Nolan pone le basi affinché il tema della memoria non sia visto/vissuto solo dal protagonista ma da tutto il pubblico. Memento è un film che mette a dura la prova le “coordinate” della nostra mente e il nostro senso spazio-temporale.
L’innovativo montaggio utilizzato ha ispirato numerosi film come “Elephant” di Van Sant, “21 Grammi “di Inarritu e “Onora il padre e la madre” di Lumet.