“Si può fare”: una storia che sembra una favola ma che è accaduta davvero

Favola
“Per poter veramente affrontare la "malattia", dovremmo poterla incontrare fuori dalle istituzioni, intendendo con ciò non soltanto fuori dall'istituzione psichiatrica, ma fuori da ogni altra istituzione la cui funzione è quella di etichettare, codificare e fissare in ruoli congelati coloro che vi appartengono. “
 Franco Basaglia

 

Siamo nella Milano degli anni’80.
Nello, interpretato da Claudio Bisio, è un sindacalista che è stato cacciato dai suoi colleghi a causa delle sue posizioni oramai non più gradite e spedito a dirigere una cooperativa di ex pazienti di Ospedali Psichiatrici dopo l’entrata in vigore della “Legge Basaglia”.
Questi svitati in libertà, questi malati di mente, dopo aver superato la diffidenza iniziale nei confronti di un Sindacalista – forse più svitato di loro!- si ritrovano a scoprire, a scoprirsi e a sperimentarsi nel mondo del lavoro. Il percorso non sarà facile, e non lo sarà per nessuno… neanche per i “sani di mente”!

Senza saperlo Nello sposa una visione basagliana: pur trovandosi a combattere contro le etichette che anni ed anni di psichiatria pre (o anti?) basagliana hanno cucito addosso a questi matti, abituati a sentirsi trattare come delle piante da arredamento utili solo per essere imbottiti di farmaci ed inseriti in un sistema che perde di vista i malati come persone e li considera come incapaci di provare sentimenti e di sviluppare capacità , il protagonista di “Si può fare” non si arrende e credendo fortemente nella dignità del lavoro si batte affinché i suoi ragazzi possano imparare un mestiere che possa garantir loro un sostentamento e la conseguente riconquista della loro dignità.
Forse sono proprio la “dignità” e il “lavoro che nobilita l’uomo”, ad essere i temi centrali del film di Giulio Manfredonia, che ci racconta uno splendido esempio di riscatto collettivo.
Il tema del lavoro che nobilita l’uomo si collega egregiamente con i problemi dei malati mentali che la legge 180 ha appena tirato fuori dai manicomi: qual è e quale può essere il futuro di queste persone che sono state ripudiate dalla società e dalle loro stesse famiglie che hanno scelto di rinchiuderli in una gabbia? La risposta sembra trovarsi proprio nel lavoro e nelle sue declinazioni creative.
Nella Cooperativa chiunque può essere utile, anche Roby l’Autistico che non sa far niente e che per questo motivo si rivela un ottimo presidente!
“Che ruolo può avere all’interno di una società uno che non parla ed il cui curriculum è misero?
IL PRESIDENTE!”.

Il parallelismo con “Qualcuno volò sul nido del cuculo” balza agli occhi dello spettatore ma, “Si può fare” mantiene inalterati i toni della commedia mostrando come il “pazzo” non sia solo un cuculo fuori posto che non ha un proprio nido e deve deporre le uova usurpando quello altrui ma possa costruirsi la propria casa fatta di affetti ed interessi.
Il grande pregio di questo film risiede nel lavoro di ricerca da parte del regista Giulio Manfredonia e dello sceneggiatore Fabio Bonifacci che hanno lavorato a lungo sulle fonti e sugli stessi malati, cosa che ha permesso loro di formare un cast di attori bravissimi e poco noti che hanno dato vita ai dubbi e alle manie, ai tormenti e agli slanci di questi matti, “rendendo così popolare un argomento per troppo tempo relegato in ambiti di nicchia.” ( Gabriella Gallozzi.)

“Io non gli do ragione solo perché sono matti.
Li ho sempre trattati alla pari. Se mi fanno incazzare, mi incazzo: questo è il rispetto.”